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07 Luglio 2026

OMELIA DI S.E. MONS. GIUSEPPE MENGOLI IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DIOCESANA DI FINE ANNO CATECHISTICO. 03 GIUGNO 2026

Diocesi di San Severo

3 giugno 2026

Cari catechisti,

un cristiano non si accontenta delle mezze misure. Nei documenti del Concilio Vaticano II si legge che “l’Eucaristia è fonte e culmine della vita cristiana”. Ora, sia una fonte, che un culmine per essere raggiunti, si affrontano con una salita faticosa, che solo chi è tenace, può portare a termine. Come le stelle alpine non si trovano sotto il tavolo della cucina, così il grande dono dell’eucaristia non lo si accoglie procedendo con un’amena e svogliata superficialità o, addirittura, stando fermi.

Chi di noi, stando ai piedi di una montagna, non sogna di andare a scovare il punto esatto dove si trova la sorgente d’acqua? … e lì, dissetare il corpo e l’anima che finalmente hanno trovato ciò che cercavano?

Dovrebbe essere così anche per la nostra fede…

Se siamo in grado di risvegliare il nostro bisogno di Dio, non sentiamo più la pesantezza dei passi davanti alla fatica dell’impervio sentiero in salita, anzi il nostro desiderio spingerà il cuore ad elevarsi dalle occupazioni quotidiane che spesso avvertiamo come vere e proprie trappole.

È la fonte che cerchiamo; lì dove l’acqua è limpida. Sappiamo fin troppo bene di non poterci accontentare dell’acqua fangosa che si trova in pianura, perché non ci permette di bere e di dissetarci. E anche se spesso ci illudiamo di essere in mare aperto, proprio quando sporchiamo i nostri piedi in pozzanghere paludose diventando schiavi della mediocrità e della rassegnazione, sappiamo che quel poco di acqua melmosa, che troppo spesso ci facciamo bastare, non può permetterci di vivere. Tuttavia, a volte salire ci fa paura e facciamo fatica a risalire la china della nostra esistenza per arrivare all’acqua sorgiva, pura, incontaminata e fresca.

Siamo certi, però, del fatto che la fonte ci sia perché comunque l’acqua, sia pur mista ai detriti che ne contaminano la limpidezza, entra quotidianamente in tutti i pori della vita, ma spesso ci comportiamo come se la fonte non ci riguardi. Quasi non ci interessa. Non ci pensiamo semplicemente.

Dovremmo fare in modo invece che quella fonte diventi la nostra ostinazione, il traguardo e, insieme, il punto di partenza, specialmente nel momento in cui scopriamo che essa è proprio lì per noi e che Qualcuno l’ha pensata e voluta perché non morissimo di sete, perché in essa trovassimo la forza per il cammino e con essa potessimo lavarci e rendere pulita e bella la nostra esistenza.

Ecco cosa è per noi l’Eucaristia! Una fonte che è sempre lì e che ci attende. Vorrei fare mie le parole di Pierre Emmanuel nella preziosa poesia, Rosée:

Rosée 

Pardonne-moi d’avoir si mal aimé,
De n’avoir su garder l’eau dans ma main
Entre la source et ma bouche
Du moins la soif m’en est-elle restée…
Chaque matin j’attends de ta rosée
Que sa fraîcheur m’humecte un peu les lèvres.
Et je bénis mes jours parcheminés
D’avoir si fort la nostalgie des fleuves,
Bien qu’une goutte d’eau me soit assez,
Pour que ta Grâce immensément m’abreuve.
 
Rugiada

Perdonami per aver amato così male,
Per non aver saputo trattenere l’acqua nella mia mano dalla fonte alla bocca.
Almeno mi è rimasta la sete…
Ogni mattina aspetto la tua rugiada,
affinché la sua freschezza mi inumidisca un po’ le labbra. Benedico i miei giorni aridi che hanno la forte nostalgia dei fiumi,
anche se una goccia di acqua è abbastanza per me,
perché la tua Grazia mi disseta immensamente.                                 

Tuttavia, per entrare negli stessi sentimenti del poeta francese, bisogna aver sete, altrimenti ci saranno sempre mille motivi per giustificare la triste possibilità di fermarsi prima. Fermarsi è rifiutare l’amore, sapendo che il Signore si è fatto sorgente per noi e ci attende proprio lì. È Lui la fonte e ci assicura che, se ci dissetiamo da lui, il corso della nostra esistenza non si arresterà mai, nemmeno davanti agli ostacoli più grossi e apparentemente insormontabili. E ci accadrà proprio come ai fiumi di montagna che davanti ai massi più imponenti cambiano direzione, ma non si arrestano mai e fanno diventare il loro corso d’acqua ancora più potente.

Il miracolo inatteso sarà, poi, quello di diventare noi stessi fonte attraverso la quale passa la stessa acqua della quale ci dissetiamo. È bello leggere la propria esistenza così. Saper che attraverso di noi altri potranno bere e vivere. L’acqua che beviamo infatti non è nostra. È sempre dono per tutti. E l’amore di Dio che ci precede, che è provvidenza, che è vita, attraverso il nostro farci eucaristia, raggiungerà molti.

È scritta qui la nostra avventura di cristiani: da una parte il forte desiderio di raggiungere la fonte, della quale nel fondo del nostro cuore speriamo sia custodita una profonda e costante nostalgia, e dall’altra il desiderio di far scoprire quella fonte anche agli altri, perché non perdano la più grande possibilità della loro vita.

Che il Signore vi benedica, cari catechisti! E grazie perché vi fate dono, vi fate eucaristia!

OMELIA DI S.E. MONS. GIUSEPPE MENGOLI IN OCCASIONE DELLA CELEBRAZIONE DIOCESANA DI FINE ANNO CATECHISTICO. 03 GIUGNO 2026