La Parrocchia assegnata a don Francesco De Vita e a don Leonardo Di Ianni è quella di Santa Teresa del Bambino Gesù nella diocesi di Natitingou retta dal vescovo Mons. Pascal N'Koue. Ci troviamo nella regione montagnosa dell'Atakora, segnata da una infinità di guerre, invasioni, razzie, che hanno condizionato lo stile di vita delle pacifiche popolazioni locali. Rifugio inespugnabile per le numerose famiglie di rifugiati provenienti dal Togo, dal Ghana, dal Burkina e dal nord-orientale, le alture dell'Atakora hanno costituito una barriera invalicabile per i Bariba provenienti da Nikki, che nel XVIII sec. tentarono invano di estendere il loro dominio verso l'ovest. Stessa dura sorte incontrarono i razziatori di schiavi, inviati dagli Ashanti del Ghana.
La missione si occupa di una ventina di villaggi, il più grande dei quali è quello di Wansokou. È difficile essere più precisi perché si tratta di Parrocchia istituita per l'occasione e frutto dello smembramento di altre già esistenti. Gli abitanti sono circa 20.000. Anche questo numero è approssimativo in assenza di anagrafe che consenta di essere meno generici.
Alcuni etnografi francesi, riferendosi alle popolazioni di questa zona, negli anni ‘30 scrivevano così: "Non offrono per la colonizzazione che un interesse di pura curiosità. Non producono nulla per l'esportazione e inoltre non acquistano quasi niente di ciò che viene importato".
Questa "inutilità" economica da un lato ha preservato questi popoli dalla contaminazione culturale, dall'altro ha anche rallentato l'azione missionaria. Le missioni, infatti andavano al traino della colonizzazione. Ecco perché all’inizio, dei 20.000 abitanti della Parrocchia, solo 64 erano i battezzati. L'unica breve presenza missionaria risale a 30 anni fa e la si deve ad un sacerdote di origine tedesca, che ha anche costruito la piccola cappella di Wansokou e di Boribansifa.
Non ci sono musulmani, se non due famiglie di pastori Peuls che abitano poco lontano dal villaggio di Wansokou.
Da tutto il resto è praticata la religione tradizionale, fatta di animismo e culto degli antenati. La sensazione che si ha arrivando in questi villaggi è di fare un salto lunghissimo indietro nel tempo. Poche cose sono cambiate a Wansokou negli ultimi mille anni. La mancanza di energia elettrica, la penuria di grandi strade di collegamento, la povertà di risorse della zona, fanno sì che la vita proceda lenta come il corso dei grandi fiumi africani, ritmata dall'alternarsi della breve stagione delle piogge con la lunga stagione secca. Le regole, poche e molto chiare, sono dettate dall'esperienza di millenni e fatte rispettare dal Capo Villaggio, democraticamente eletto dopo lunghe discussioni che arrivano ad occupare diverse giornate. I villaggi si animano e si riempiono di gente solo nei giorni di mercato, luogo di baratto di merci ma soprattutto di incontro e di socializzazione. Il mercato per l'africano riveste una importanza che va al di là del semplice commerciare, al punto che la settimana tradizionale è determinata dai giorni del mercato. Nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio, l'Atakora sembra la pelle di un leopardo: i campi giallastri e secchi si maculano del nero dei fuochi accesi dai contadini per ripulire
dalle erbacce e cacciare i serpenti, pericolo subdolo e costantemente in agguato. E' in questa stagione, quando l'harmattan, il vento ormai stanco della lunga corsa iniziata nel Sahara, accarezza i pendii delle colline, che la gente costruisce e ripara le capanne, fatte di fango e dal tetto di paglia sapientemente intrecciata. Fino al 1985, nel comprensorio di Wansokou, ha svolto attività di promozione umana e sociale il gruppo della città di Gorgonzola (MI), che ha istituito un dispensario medico. Dal 1985 le strutture create da Mani Tese sono passate alle , che hanno voluto anche un piccolo studentato per le ragazze che, vivendo in villaggi molto distanti da Wansokou, non avrebbero potuto frequentare la locale scuola. Allo studentato le ragazze oltre ad essere seguite scolasticamente, hanno anche la possibilità di apprendere nozioni di sartoria e di educazione alimentare e sanitaria, nozioni che si spera sapranno utilizzare quando avranno una loro famiglia.